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Nel gelo mortifero dei lamenti da whisky, tutti noi avvertiamo l'esigenza di un film che sia veramente Camerata, come quello del tizio che si prende a schiaffi da solo per due ore credendosi il suo amico immaginario, o quello dei ragazzi che tirano le bombe nella favelas. Così mi metto in cerca di qualche titolo appassionante, qualcosa con i ninja magari. E incappo in Amore 14 di Federico Moccia.
Federico Moccia è uno psicopatico.
Io una volta credevo fosse soltanto un burlone e avevo creato un generatore di titoli di Moccia, tutti quei Scusa se... e Scusa ma..., solo molto meglio degli originali. Cose come Scusa se ti ho drogato il gin tonic e ti ho stuprata nel sonno, oppure Scusa ma avevo l'HPV e sono allergico al lattice, oppure Scusa se ora sei l'amatoriale italiano più cliccato di Youporn, oppure Scusa ma ero convinto che prendevi la pillola.
Amore 14 mi fa già incazzare dal titolo: non c'è verso di storpiarlo, salvo aggiungere un blando /88. Che, diciamocelo, ci abbiamo pensato tutti a farci le maglie. Ma non finisce qui, arriva subito la seconda incazzatura: quando lo cerco in streaming c'è solo la seconda parte. E visto che non ho spazio per Amore 14 nel mio hard disk intasato di foto di Lukashenko da piccolo, mi trovo con due opzioni: o guardo solo la seconda metà, o cerco cose a caso su Google e mi arrangio con quelle, tanto nessuno lo saprà mai.
Ebbene. Il film è uno stucchevole, doloroso viaggio nella mente deviata di una ragazzina di 14 anni che ama la vita e vuol bene all'amore. Moccia, che scrive romanzi copincollando cose a caso dal forum di GirlPower, sceglie di far parlare la follia in prima persona, catapultandoci nell'immaginario malato di Carolina, affetta da turbe esistenziali tipo resterò sola per sempre, nessuno mi capisce, mio padre è uno stronzo e l'evergreen mio nonno è morto. E nel mentre sbocciano i primi amori, ci si scambiano i primi baci, e poi le prime cotte, le prime delusioni, il primo motorino.
In tutta questa lagna, ho avuto un'intuizione.
Volevo cavarmela deridendo in modo vile Caterina che piangeva per il nonno morto, ma quando ho detto scrive romanzi copincollando cose a caso dal forum di GirlPower, qualcosa ha fatto click! nella mia testa.
L'intuizione.
Un'intuizione raggelante, che ha cancellato in me l'idea di Moccia Assennato Goliarda rimpiazzandola con Moccia Feroce Psicopatico, ossia: io sono convinto c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel calarsi nella mente di una ragazzina. È seriamente disgustoso e mi inquieta pure parecchio. Sarà un problema mio, forse, ma sono certo che Moccia all'estero sarebbe definito creepy e weird. Tranne che in Jappone, vabè, ma tanto lì lo diserterebbero comunque per la cronica assenza di mostri tentacolari arrapati. Il problema è che tutti voi vi fermate a guardare il risultato finale, l'opera compiuta, ed essendo una cosa penosa e straziante vi fate distrarre.
A me quello che spaventa è il processo creativo.
Se non scrivi di te stesso, di quello che vivi e che hai intorno, allora devi documentarti. E io come faccio a non immaginarmi Moccia seduto davanti al pc alle tre di notte che mangia i tramezzini spizzandosi il live space di kikka_96? Se non scrivi di te stesso, di quello che senti e che fai, devi calarti per bene nel personaggio, pensare con la mente del tuo protagonista. E io come faccio a non immaginarmi Moccia che a sua volta immagina di essere una bambina innamorata che riceve il suo primo bacio? Avesse almeno una figlia. Anzi, no, sarebbe peggio: «Che c'è che non va, stellina?» «Col cazzo che te lo dico, che poi mi sputtani di nuovo davanti a tutta l'Italia col prossimo libro».
Aho, ma 'sta cosa terrorizza solo me?
Centinaia di interviste a Federico Moccia e nessuno ha mai pensato di chiedere: «Mi scusi, ma come cazzo le salta in mente di fare una cosa del genere? Che problema ha?». Io ve lo dico, se incontrassi quel tizio scapperei piangendo. Se mi offrisse una caramella mi sentirei violato. Se ne sta lì davanti a Word a fingersi una ragazzina. È una follia. Fermatelo. Fate qualcosa. Io non posso. Io ho troppa paura.
Quello che era un filmetto stucchevole e imbarazzante da indicare ridendo è improvvisamente diventato l'apice dell'angoscia, tipo Sussurri e Grida di Bergman rifatto da Pasolini o Men Behind the Sun con i nani. Io c'ho un amico che si finge la sua gatta su Facebook, quindi diciamo che non mi lascio impressionare dalle patologie psichiatriche. Ma diamine, Moccia. Aripijate.
Adesso penso che mi infilerò sotto le coperte e piangerò, per la gioia del mai abbastanza dileggiato Ozpetek.
Ah, il film poi non l'ho visto, tanto è una stronzata.
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