Login Form



Un giorno perfetto, o del nuovo cinema paramilitare - di Mastro Fisto PDF Stampa E-mail
Scritto da Mastro Fisto   

La mia vita è un inferno.

Una volta un mio amico mi disse che il sonno della ragione genera Ozpetek. Ciò che aveva omesso, però, è che Ferzan Ozpetek si riproduce per scissione binaria se gli dai da mangiare dopo mezzanotte. Se lo bagni anche, diventa di pied de poule e gira film orribili che parlano dei pazzi che dormono.
Questa è una premessa necessaria, ma ce n'è una seconda: metà di Un giorno perfetto l'ho vista senza audio, con sotto i Superjoint Ritual, nella speranza che per un momento il labiale di qualche attore si sincronizzasse con le urla di Phil Anselmo, creando così un effetto esilarante.
Il sincronizzamentus è avvenuto soltanto due volte, ma ne è valsa pena.

In realtà c'è anche una terza premessa: scaduti i 72' di Megavideo, sono andato al bar.

Ma lo so che vi state chiedendo perché cazzo stavo guardando un film di Ozpetek di due anni fa, e la risposta è invero molto semplice: per insultarlo dopo.
E se scuotete il capo per biasimarmi, sappiate che io adoro i miei pregiudizi, e se decido che qualcosa non mi piace non c'è razionalmente verso di farmi cambiare idea.
Quindi non sono partito prevenuto: l'ho stroncato prima di vederlo.

Ma veniamo al dunque.
Il film inizia con una sequenza interminabile di gente che dorme mentre fuori piove. Poi arrivano le guardie e suonano alla porta. Tutti iniziano a parlare napoletano e non capisco nulla, allora devo inventarmi io i dialoghi. Nella mia versione, arrivano le guardie e cercano l'antidoto di un virus fuggito da un laboratorio segreto. Un virus letale che sta trasformando tutti i robbò in skater zombi.
Grazie al trick, questa parte spacca.

Poi c'è D'alema, vi giuro, è D'Alema, che guarda la gente dormire.
Siamo a 10' di film e ho già bevuto 3 shot di grappa. I protagonisti si limitano a sonnecchiare e starsene a letto e fissare il vuoto. Pare I Cesaroni rifatto da Harmony Korine. E infatti c'è un tizio che non si sa chi sia, l'abbiamo visto solo camminare da solo nei cantieri di notte, che si mette a disegnare ossessivamente l'ospedale dove si è suicidata la madre. Poi tutti si guardano tra loro e tornano a letto.

Ma che cazzo di storia è?
Gente che si veste e prende l'autobus a Tor De' Cenci?
Ma a chi piace 'sta merda?
Gente che ti chiama e riattacca e poi piange?
Cazzo, un film di silenzi imbarazzati, tutti che parlano ogni 10 minuti e sono freddissimi, persino i bambini sembrano mutilati di guerra. La summa poetica di Ferzan Ozpetek: mettere il Roipnol nel daiquiri di Antonioni per violentarlo nel sonno. Roba che si abbioccano gli Sketpicism.
Chi, Ferzan, chi ti ha bagnato dopo mezzanotte? E perché, perché non hai preso le tue medicine?

Quando poi parte Fuck your enemy dei Superjoint Ritual capisco tutto.

Il cinema italiano è come l'arte moderna, o la lirica: più fa schifo e non vuol dire un cazzo, più sembri fico se fingi di apprezzarlo. È l'unica spiegazione, altrimenti devo dedurre che tutta la storia del popolo di navigatori, di santi ed eroi era una balla, e siamo solo un popolo di autistici con tendenze suicide in fissa con lo stalking.
Nel caso ne prendo atto, ma almeno chiamatemi come soggettista, che vi posso sparare 10 trame in 5 minuti e pagarmi finalmente tutti i buffi.
Anzi, eccovi serviti:

ho 30 anni, sono povera, vivo in un attico di proprietà a Trastevere ma non arrivo a fine mese lavorando al call center (anche se affittando una stanza in nero ai turisti alzerei 2000 € a botta), poi conosco Raoul Bova e quando tutto sembrava perfetto scopro che lui è mia madre;

ho 30 anni, sono bellissima e ricca e odio mio padre, ma poi vado a vedermi il Rigoletto e piango nel bagno del teatro perché la psichiatra mi sta riducendo lo Xanax, così scopro che ho un cancro al dito, e Stefano Accorsi fa il dito;

ho 30 anni, siamo sposati da 20 anni e non c'è più dialogo tra noi, segue piano sequenza di silenzi a letto per il resto del film, poi mi pettino davanti allo specchio e arriva Raoul Bova su uno Scarabeo 50 e mi insegna a cucinare;

ho 17 anni e vivo male il divorzio dei miei perché mia madre si sbatte mia zia e mio padre si finge la mia migliore amica su Msn, allora scrivo frasi fatte sul diario e le attribuisco arbitrariamente a Jim Morrison, interpretato da Riccardo Scamarcio;

sono un militante del MSI e odio tutti ma poi assaggio una Caipijroska alla fragola e scopro che sono gay e scappo con un nigeriano (Stefano Accorsi truccato) in una comune hippie, vivendo di stenti e collanine autoprodotte, poi i miei ex-camerati (Stefano Accorsi rasato) mi guardano brutto da un vagone della Metro B;

ho 30 anni, siamo tutti nella villa delle vacanze di Stefano Accorsi e beviamo le spremute d'arancia, poi Raoul Bova mi indica il bosco e da lì inizia un viaggio interiore che mi aiuterà a comprendere me stessa piangendo da sola davanti ad un pino, poi qualcuno (Riccardo Scamarcio) muore di cancro e al suo funerale siamo tutti in silenzio;

siamo giovani precari (trentenni) e passiamo le giornate divisi tra lavoretti, movida, aperitivi, case in centro, shopping, scopate a raffica e tutte le difficoltà della vita, poi Stefano Accorsi si uccide e prendiamo tutti atto di qualcosa, non so cosa, ma una roba profonda, tipo che l'arcobaleno è una metafora dei nostri sogni da realizzare, e l'arcobaleno lo interpreta Riccardo Scamarcio con una tutina;

siamo tutti gay (trentenni) e stiamo mangiando l'arrosto, poi Raoul Bova scoppia in lacrime e restiamo zitti per il resto del film (a parte ogni tanto Stefano Accorsi che si toglie le scarpe e ne indossa altre e guarda la pioggia), ma la leucemia è in agguato;

andiamo a cena da Raoul Bova e una volta riunita tutta la famiglia saltano fuori vecchi rancori, allora prendo in mano un cedro e lo osservo, poi nei pori della buccia trovo tutte le risposte e vado da mia figlia, che è chiusa in camera a singhiozzare ascoltando i Limp Bizkit, e le spiego che suo nonno è stato in un lager, e Riccardo Scamarcio fa il nonno e Stefano Accorsi il lager;

ho 30 anni, il mio analista mi imbottisce di psicofarmaci, allora lancio la valigia in un fiume e capisco che ho la crisi di mezza età, mi scopo una ventenne (Stefano Accorsi colla parrucca) ma poi scopro che era morta da anni e io in realtà sono un bambino mai nato e la mia vita era solo un sogno, il sogno di Raoul Bova, ergo posso convivere con l'HIV;

Ecco qua.
Madò che stronzi che siete.

Ma ho anche un'altra trama: Brunetta (interpretato da Raoul Bova) vi taglia i fondi e finite a vende accendini ai semafori, al che passa il provvedimento di Stefano Accorsi contro gli ambulanti e restate tutti zitti sotto la pioggia a piangere sommessamente con Riccardo Scamarcio.

Poi arrivano i ninja e so' cazzi vostra.

Poi ci faccio un film io, su questa ghiotta vicenda.

Il titolo?

Nuovo Cinema Paramilitare.

Con i ninja, sì.

Loro spaccano.