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| Commentari al Manifesto dell’Estremocentroalto/4 |
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L’Estremocentroalto non ha una “ideologia”.
Chi si avventura in una foresta sconosciuta aprendo un varco tra la fitta vegetazione e tracciando una via non ha alcuna mappa con sé. Ha solo una bussola con dei punti cardinali, il resto è tutto da costruire. I nostri punti cardinali, le nostre uniche certezze: l’esuberanza è la suprema delle virtù la banalità è il peggiore dei crimini tutto sempre deve essere perdonato ai giovani donare è sempre conquistare chi dice “ieri” e “anti” ha sempre torto Il resto è conseguenza. L’Estremocentroalto è antidogmatico. Non possiede uno schema in cui ingabbiare la realtà e il divenire, facendo se è il caso terroristica violenza al reale che non vuol essere razionale. Poiché vuole essere un qualcosa di nuovo, poiché ha a che fare con un mondo che è anch’esso nuovo, l’Estremocentroalto ha bisogno di guardarsi attorno, studiare il territorio, avendo con se solo poche certezze e sapendo che tutto il resto è relativo. Tali punti di riferimento sono volutamente ampi, ariosi, generici. Non per questo sono tuttavia cerchiobottisti, indefiniti, neutralisti. Sono, piuttosto, elementi per determinare una disposizione interiore d’avanguardia. Vediamoli uno ad uno:
L'Estremocentroalto schifa le ideologie e non possiede la verità.
E' però portatore di uno stile. Lo stile è superiore alla verità, poiché reca in sé la prova dell’esistenza. Nella contrapposizione fra “estetizzazione della politica” e “politicizzazione dell’arte”, noi ci schieriamo per l’Artecrazia, risposta sovversiva e creatrice, vitalista e vivace al dominio dell’inaudita bruttezza. I tradizionali mezzi e linguaggi della politica vanno sovvertiti, rovesciati. Serve un nuova politica a colpi di colore. Artecrazia, non significa voler portare la politica nell’arte. Significa fondere le due cose; concepire la politica sub specie artis. Significa fare della propria comunità di riferimento un’opera d’arte da costruire. Fondare città, avere un’idea estetica del proprio futuro e del proprio popolo. Significa ancora, essere capaci di parlare un linguaggio che sia di per sé mobilitante, che scuota le coscienze e gli animi, che porti al risveglio di energie ancestrali. Si coltivino simboli, si ragioni da artista. Ci si rapporti al mondo sempre in una chiave figurativa, si tocchino le corde dell’“immaginale”, dimensione naturalmente orgiastica, addensatrice d’anime. La rivoluzione si fa con le rose rosse. Si fa con il marmo bianco. Il verso dei Zetazeroalfa “quando passa la squadra passa il nostro pensiero” dice di per sé tutto. Il nostro pensiero siamo noi, è la nostra squadra, con il suo stile, il suo linguaggio. Si è di Estremocentroalto quando ci si riconosce in un certo modo di agire e di vedere le cose, prima di ogni teorizzazione. Questo non significa che l’Estremocentroalto sia neutrale rispetto ai grandi temi teorici. Significa che lo spartiacque tra chi è dentro e chi è fuori lo si determina praticamente. La teoria viene dopo ed è il distillato, la cristallizzazione dello stile. E’ per questo che si può essere della stessa squadra e avere idee differenti (entro certi limiti) su punti ideologici anche dirimenti: perché il richiamo dello stile supera ogni lapsus ideologico. E anche chi sbaglia l’operazione di “distillazione” di cui si è detto, traendo conclusioni ideologiche errate, rimane tuttavia nel fascio che ha la capacità di tenere insieme le differenti verghe. Come dice Michel Maffesoli, sono le immagini, non le idee a fare comunità. Da qui un approccio potentemente estetico al mondo e alla politica. Non solo il gusto dell’azione irriverente e del colpo mediatico, pure di schietta tradizione futurista. Ma anche e soprattutto il ricorso a simboli mobilitanti. La scritta CASAPOVND in marmo bianco apposta in via Napoleone III 8 non è un divertissement o un vezzo. E’ un atto fondatore, un gesto che detta una linea politica. E’, inoltre, il primo passo – insieme all’uso ricorrente e non casuale delle rose rosse – verso una differente profondità, verso una dimensione ulteriore. E’ una chiamata alle armi per anime inquiete, che hanno ora il compito di indurirsi, come il marmo, e affinarsi, come la rosa. E’ un invito ad essere scultori di se stessi, ad essere potatori di ciò che ci limita, ci rimpicciolisce, ci devia. |


