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| Commentari al Manifesto dell’Estremocentroalto/3 |
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L’Estremocentroalto non si sente figlio o orfano di qualcuno.
Non apriamo corsie preferenziali per chicchessia e non vogliamo consumare alcuna vendetta. Non viviamo di luce riflessa. La saldezza in noi stessi ci permette di rapportarci senza pregiudizio all’altro – qualunque altro. E, soprattutto, vogliamo con forza l’unità dell’unica area che conta: il popolo italiano. L’Estremocentroalto fugge le autorassicurazioni identitarie, equivalente politico della triviale esibizione di virilità tipica degli eunuchi. La nostra identità politica è sparata in avanti come un proiettile. Chi ha un’identità debole, chi procede a tentoni nella vita, chi non ha energia vitale sufficiente per camminare con le proprie gambe ha sempre bisogno di vivere all’ombra di qualcuno. Ha bisogno, cioè, di giustificare le proprie azioni mettendo in bella mostra la propria purezza ideologica. Come ogni sovraesposizione, tale squallida pantomima denuncia in realtà una mancanza, nello specifico una mancanza di fondamenta solide.
Ovvero, e per parlar chiaro: poiché si ha un complesso di inferiorità nei confronti della destra istituzionale, si imposta tutto il proprio essere-nel-mondo sul puro e sterile dispetto nei confronti di quest’ultima, verso la quale si rimane terribilmente succubi. Ebbene, l’Estremocentroalto non soffre di tali turbe e si muove nel panorama politico come il leone nella savana: ha campo aperto, può andare dovunque lo guidi il suo fiuto della preda. Saranno gli altri, semmai, a dovergli fare spazio.
L’Estremocentroalto, insomma, non si sente legato, né in positivo né in negativo, a qualsivoglia schieramento politico. Per esso sono tutti egualmente estranei, quindi come interlocutore uno vale l’altro. Ciò che decide è solo la disponibilità incontrata nella controparte. Chi fraintende – in malafede – questo o quel gioco di sponda con eventuali schieramenti istituzionali disposti al dialogo sta solo inquinando le acque. L’Estremocentroalto, per definizione, non è né di destra né di sinistra e rimane tale, chiunque siano i suoi momentanei interlocutori.
Gli isterismi neofascisti sulla “unità dell’area” (quale area?) lo lasciano del tutto indifferente. Per l’Estremocentroalto esiste una sola area di riferimento, un solo insieme d persone cui rivolgersi: il popolo. Le mura del ghetto non ci hanno mai avuti come ospiti, né oggi vogliamo diventarne prigionieri rivolgendoci ad una sola parte, peraltro estremamente minoritaria e schizofrenica, del popolo italiano. Noi vogliamo riprenderci tutto, vogliamo parlare a tutti, vogliamo tutto.
Allo stesso tempo, la nostra identità politica non è concepita in modo difensivo; non si tratta ,cioè, di apporre un recinto attorno a poche idee ben confuse per evitare contaminazioni con l’esterno. La nostra identità è dinamica e si struttura nel divenire storico, nell’azione concreta, nel confronto continuo, nella rivoluzione perpetua.
L’Estremocentroalto ha molti nemici con un solo nome: Reazione.
La Reazione è una dimensione dello spirito che ha una sua genealogia interiore. I meccanismi interni che determinano i comportamenti votati all’utilità e all’autoconservazione sono reattivi. Quelli votati alla conquista sono invece attivi. Attivo: affermare se stessi con innocenza, al di là del bene e del male. Reattivo: non riuscire ad agire con innocenza, sperimentare il macigno della colpevolezza che blocca la libertà d’azione. Re-azione è l’eco dell’azione che torna costantemente indietro, è il rancore che, non trovando una valvola di sfogo, si sedimenta, fermenta e crea infezione. E’ il sentimento che non riesce a dispiegarsi e diventa ri-sentimento. La Reazione è gelosia invidiosa. L’Estremocentroalto è amore disperato. In definitiva: combattere senza compassione alcuna il clericalismo, il moralismo, il passatismo, l’avarizia, la viltà, l’egoismo, le piagnucolerie, i complessi, le paranoie, i settarismi, gli “appelli alla vigilanza”, lo scandalismo a buon mercato, la nostalgia del bel tempo antico, gli interessi di parte che prevalgono sul tutto, i cattivi maestri e i discepoli sguaiati. Il nostro nemico è la Reazione. Che è cosa diversa dai reazionari. I reazionari sono l’effetto della Reazione, che invece è un meccanismo interiore assolutamente trasversale alla destra e alla sinistra. Reazione è la mancanza di innocenza, ovvero un volere che non riesce ad essere libero, ma è schiavo dei complessi, delle invidie, di una visione paranoica dell’altro, di cui si è succubi.
Chi è attivo dice sì al mondo, afferma se stesso e solo poi vede chi lo segue e chi lo osteggia. Chi è reattivo vede innanzitutto l’altro (il “comunista”, il “badogliano”, gli “americani”, i “sionisti”, il “fascista”, “Berlusconi” o chissà chi altri) e poi decide cosa vuole.
Chi è attivo ha un surplus di energie da donare, chi è reattivo sente una mancanza che deve colmare.
Chi è attivo agisce secondo la propria natura, perché è fatto così e non potrebbe essere altro. Chi è reattivo agisce all’ombra dell’altro, si modella sull’altro per poi posizionarsi in seconda battuta.
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